Green pass vaccino

20.9.2021
Licenziamento e Salute

Green pass, vaccino, sono parole ormai ripetute come mantra, ma  sono la stessa cosa? Quali sono le regole sul lavoro, cosa succede se non hai il green pass? E se non hai il vaccino?

Non sei più in grado di orientarti? Ti sfuggono le differenze fra green pass e vaccino? Vuoi sapere se sono obbligatori?

Se vuoi provare a capirci di più sei sulla pagina giusta. Prenditi un po’ di tempo e leggi attentamente la nostra guida, vogliamo darti una bussola per orientarti nella giungla normativa dei green pass e vaccini sui luoghi di lavoro.

Buona lettura!

La differenza fra green pass e vaccino

Il green pass è diventato obbligatorio in tutti i luoghi di lavoro, ma che cos’è il green pass e per quale ragione si è preferito generalizzare l’obbligo di green pass anziché quello vaccinale sui luoghi di lavoro?

Il green pass è un documento che comprova «lo stato di avvenuta vaccinazione contro il SARS-CoV-2 o guarigione dall’infezione da SARS-CoV-2, ovvero l’effettuazione di un test molecolare o antigienico rapido con risultato negativo al virus SARS-CoV-2» (art. 9 del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52). È quindi un documento, cartaceo o digitale, rilasciato dalle autorità sanitarie ai soggetti i quali: 1) abbiano completato il percorso vaccinale contro il virus SARS-CoV-2; 2) siano guariti dall’infezione causata dal medesimo virus; 3) abbiano effettuato un test molecolare o antigienico con esito negativo in ordine all’infezione dal richiamato virus. La certificazione ha una durata diversa per queste tre categorie: 12 mesi per i vaccinati, 6 mesi per i guariti, 48 ore per chi si è sottoposto a tampone antigienico e 72 ore per chi si è sottoposto a tampone molecolare.

Si tratta di una certificazione che nasce in ambito europeo per consentire ai cittadini di muoversi a determinate condizioni nei diversi Paesi membri dell’Unione Europea (Regolamento (UE) 2021/953 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 giugno 2021).

La vaccinazione è invece definita «la vaccinazione anti-SARS-CoV-2 effettuate nell'ambito  del  Piano  strategico nazionale dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV-2» (art. 9 del decreto-legge 22 aprile 2021).

Quindi, la differenza fra green pass e vaccinazione anti Covid 19 è chiara: il green pass è il documento che prova non solo la vaccinazione, ma anche la guarigione e l’effettuazione di un test molecolare ed antigienico rapido.

La disciplina riguardante i vaccini anti Covid 19

Ora che abbiamo chiarito quale è la differenza fra green pass e vaccino, proviamo a capire quando e per chi è obbligatorio il vaccino e quando e per chi è obbligatorio il green pass.

Di vaccini anti Covid 19 sui luoghi di lavoro si parla ormai da dicembre del 2020. All'epoca la situazione era molto incerta. Non si sapeva quali fossero le conseguenze per il dipendente che avesse rifiutato il vaccino. Ora, soprattutto per i lavoratori operatori sanitari la situazione è molto più chiara. Nelle righe che seguono proviamo a darti alcune indicazioni utili.

Già le prime somministrazioni del vaccino anti Covid 19 hanno subito fatto venire alla ribalta il dibattito sull’obbligatorietà dei vaccini sui luoghi di lavoro. Il dibattito è stato occasionato da un intervento di un autorevole studioso. Questi ha ipotizzato che in base all’apparto normativo vigente sia da una parte doveroso ad opera del datore di lavoro provvedere alla somministrazione dei vaccini anti Covid 19 nei confronti dei propri dipendenti, dall’altra ha sostenuto che il rifiuto del dipendente alla vaccinazione può comportare una valutazione di inidoneità permanente alla mansione del dipendente con conseguente licenziamento per inidoneità psicofisica del lavoratore.

La tesi ora descritta viene fondata sui seguenti dati normativi: l’art. 279 comma 2 del D. Lgs. 09/04/2008 n. 81 (Testo unico Sicurezza) prevede che «Il datore di lavoro, su conforme parere del medico competente, adotta misure protettive particolari per quei lavoratori per i quali, anche per motivi sanitari individuali, si richiedono misure speciali di protezione, fra le quali:

a) la messa a disposizione di vaccini efficaci per quei lavoratori che non sono già immuni all'agente biologico presente nella lavorazione, da somministrare a cura del medico competente;

b) l'allontanamento temporaneo del lavoratore secondo le procedure dell'articolo 42».

L’art. 42 del Testo unico Sicurezza stabilisce che il datore di lavoro attua le misure indicate dal medico competente e qualora le stesse prevedano un’inidoneità alla mansione specifica adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni equivalenti o, in difetto, a mansioni inferiori garantendo il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza. In questo caso laddove il datore di lavoro su parere del medico competente ritenga il lavoratore inidoneo incollocabile in altre mansioni lo può licenziare per inidoneità psico fisica.

Ebbene, in caso di rifiuto del vaccino anti Covid 19 questo Autore ipotizza che il medico competente sarebbe obbligato ad esprimere un giudizio di inidoneità, con conseguente potere del datore di lavoro di licenziamento, visto che lo stesso lavoratore non vaccinato sarebbe (salvo smart working ove possibile) incollocabile in azienda.

Questo intervento, non è stato isolato C’è chi è giunto alle medesime conclusioni in base all’art 2087 del Codice Civile, che sancisce il generale obbligo di tutela della salute dei lavoratori. Altri ancora hanno fondato l’obbligatorietà del vaccino per i lavoratori in base all’art. 20 del Testo Unico Sicurezza, che obbliga i prestatori di lavoro all’osservanza di qualsiasi misura di sicurezza prevista dalla migliore scienza.

L'obbligatorietà del vaccino per i lavoratori sottoposti ad un rischio di contagio nell'ambiente di lavoro, con conseguente loro legittimo allontanamento in caso di loro rifiuto è stato affermato anche da Tribunale di Belluno Ordinanza 19/03/2021 Giudice Dott.ssa Travia.

Ma vi è anche vi è chi ha dubitato della possibilità di licenziare il dipendente per inidoneità alla mansione ove lo stesso rifiuti di vaccinarsi.

Ad esempio si è affermato che il Tu Sicurezza prevede solo la messa a disposizione dei vaccini per i dipendenti (quindi un obbligo per il datore di lavoro), ma non prevede in alcun modo l’obbligatorietà della somministrazione. Del resto l’art. 32 Cost. prevede che «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge», non vi è una legge che prevede in maniera specifica il trattamento sanitario obbligatorio in caso di vaccino anti Covid 19.

Secondo questa tesi la mancanza di un obbligo esclude di per sé che vi possa essere un licenziamento disciplinare in caso di rifiuto del lavoratore alla somministrazione del vaccino.

Allo stesso modo la valutazione di inidoneità alla mansione del lavoratore che rifiuta il vaccino non potrebbe essere valutata automaticamente, ma solo nel caso in cui il medico competente ritenga che sia misura di sicurezza indispensabile nel contesto aziendale. Se il lavoratore fosse dichiarato inidoneo alla mansione per essersi opposto alla somministrazione del vaccino, comunque ciò non determinerebbe di certo il licenziamento per inidoneità alla mansione (che presuppone una inidoneità permanente), ma al più la sospensione del rapporto di lavoro (con sospensione della retribuzione) per inidoneità temporanea, fino a nuova valutazione del medico competente, che valuti un affievolimento del rischio contagio in azienda.

Altri hanno aggiunto che non è «possibile considerare la vaccinazione come un obbligo connaturato all’adempimento del contratto di lavoro, salvo che non si svolgano mansioni specifiche per le quali è richiesto uno specifico standard di sicurezza sanitaria».

Questa tesi è stata accolta da Tribunale Modena Sezione Lavoro Ordinanza 19/05/2021 Giudice Dott. Edoardo Martinelli, che ha affermato che prima del D.L. n. 44/2021 per il lavoratore sanitario che non si vaccina non scatta il licenziamento disciplinare, ma la sospensione da lavoro senza retribuzione. Anche Tribunale di Roma Sezione Lavoro Ordinanza 28 luglio 2021 Giudice Dott.ssa Renata Quartulli ha ritenuto legittimo il provvedimento di inidoneità parziale per il lavoratore che rifiuta la somministrazione del vaccino anti Covid 19. A tale conclusione si è giunti argomentando in base all'art 279 del TU Sicurezza, senza necessità di far riferimento al DL 44/2021. In particolare, il medico competente aveva dichiarato parzialmente inidonea la lavoratrice, nel senso che non poteva "essere in contatto con i residenti del villaggio, stanti il rifiuto di sottoporsi a vaccinazione".

La sentenza del Tribunale di Milano del 15/09/2021 Giudice Dr. Antonio Lombardi, sempre rispetto ad un caso anteriore all’entrata in vigore del DL 44/2021, ha annullato un provvedimento di sospensione di un operatore socio assistenziale di una RSA, ove non era stato assolto da parte del datore di lavoro l’onere di ripescaggio. In latri termini, la RSA prima di sospendere la lavoratrice non aveva verificato che la stessa potesse essere adibita ad altre mansioni nella RSA compatibili con l’assenza del vaccino.

Anche Tribunale di Messina Ordinanza 11/12/2020 Giudice dott.ssa Bonanzinga aveva affermato che: «la normativa volta a contrastare la diffusione del covid 19 non ha introdotto un obbligo vaccinale per il personale sanitario».

E' evidente che in mancanza di un obbligo previsto dalla legge per il vaccino anti Covid 19 non si potesse ritenere l’obbligatorietà degli stessi in generale ed anche nei luoghi di lavoro. Infatti, premesso che (Corte costituzionale sentenza n. 438 del 2008) in nessun caso un trattamento sanitario espressamente previsto da una legge come meramente obbligatorio può essere eseguito mediante il ricorso all’uso della forza e quindi trasformato di fatto in un trattamento sanitario coattivo, tuttavia già in passato sono state ritenute legittime previsioni di conseguenze diverse nell’ipotesi di rifiuto di somministrazione di un vaccino obbligatorio. Ad esempio con il decreto legge 7 giugno 2017, n. 73 (c.d. “decreto vaccini” o “decreto Lorenzin”), convertito con modificazioni in legge 31 luglio 2017, n. 119, sono state previste dieci vaccinazioni obbligatorie per i minori di età compresa tra zero e sedici anni e quattro vaccinazioni raccomandate; riguardo alle sanzioni in caso di inosservanza dell’obbligo, per i minori in età prescolare (da zero a sei anni) è prevista l’esclusione da asili nido e scuole dell’infanzia (il rispetto degli obblighi vaccinali è requisito per l’accesso), mentre per i minori in età scolare fino a sedici anni (dalla scuola primaria in poi) è prevista una sanzione amministrativa di natura pecuniaria fino a un massimo di 500 euro, ma in tal caso il minore può comunque accedere a scuola e sostenere gli esami. In questo caso la Corte costituzionale nella sentenza n. 5 del 2018 ha ritenuto la disciplina di legge legittima e non irragionevole allo stato attuale delle condizioni epidemiologiche e delle conoscenze scientifiche».

Proprio per ovviare a queste incertezze il Decreto Legge 44/2021 conv da legge 76/2021 ha, infine, introdotto l’obbligo di vaccinazione anti-Covid per operatori sanitari, farmacisti, che operano nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, farmacie, parafarmacie e studi professionali. La disposizione sull’obbligo vaccinale prevede lo spostamento dell’operatore sanitario che rifiuti il vaccino a una mansione che non implichi contatti interpersonali e, in mancanza, la sospensione dall’attività e dalla retribuzione. La sospensione si protrae al massimo fino al 31 dicembre 2021.

Per quanto riguarda il problema di individuare gli operatori di interesse sanitario, abbiamo elaborato una apposita guida alla quale rinviamo.

In particolare, entro 5 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge, ciascun Ordine professionale territorialmente competente dovrà trasmettere l’elenco degli iscritti, con l’indicazione del luogo di rispettiva residenza, alla Regione o alla provincia autonoma in cui ha sede. Stesso obbligo e termini di trasmissione vigono in capo ai datori di lavoro degli operatori che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie, socio-assistenziali, pubbliche o private, farmacie, parafarmacie e studi professionali rispetto ai propri dipendenti.

Entro 10 giorni dalla data di ricezione degli elenchi le Regioni (o le province autonome), per il tramite dei servizi informativi vaccinali, dovranno verificare “lo stato vaccinale” di ciascuno degli operatori sanitari contenuto nei citati elenchi. Qualora dai sistemi informativi vaccinali non dovesse riscontrarsi l’effettuazione della vaccinazione anti SARS-CoV-2 o la presentazione della richiesta di vaccinazione nelle modalità stabilite nell’ambito della campagna vaccinale in atto, la regione o la provincia autonoma, nel rispetto delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali, dovrà segnalare immediatamente all’azienda sanitaria locale di residenza i nominativi dei soggetti che non risultano vaccinati.

Le ASL, territorialmente competenti, dovranno successivamente invitare l’interessato a produrre, entro 5 giorni dalla ricezione dell’invito, la documentazione comprovante l’effettuazione della vaccinazione, l’omissione o il differimento della stessa […] ovvero la presentazione della richiesta di vaccinazione o l’insussistenza dei presupposti per l’obbligo vaccinale.

Decorsi tali termini, qualora si accerti “l'inosservanza dell'obbligo vaccinale” dovranno darne immediata comunicazione all'interessato, al datore di lavoro e all'Ordine professionale di appartenenza. L'adozione dell'atto di accertamento da parte dell'azienda sanitaria locale determina la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da SARS-CoV-2.

È poi previsto uno “scudo penale” per i vaccinatori, che consentirà loro di vaccinare in maggiore tranquillità: infatti, è esclusa la responsabilità per i reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose (artt. 589 e 590 del codice penale) verificatisi a causa della somministrazione di un vaccino per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV -2, effettuata nel corso della campagna vaccinale straordinaria, salvo vi sia da parte dei somministratori dolo o colpa grave.

A tal riguardo la prima sentenza intervenuta del Tribunale di Verona Sezione Lavoro, Giudice Dott.ssa Cristina Angeletti, Ordinanza 24/05/2021 n 2789 ha affermato la legittimità della scelta del legislatore non ritenendo la nuova normativa censurabile in alcun modo sotto il profilo della ragionevolezza (art. 3 Cost.) e della libera sottoposizione a trattamenti sanitari (art. 32 Cost.). Nello stesso Tribunale di Modena Ordinanza n 2467 del 23/07/2021 Giudice Dott. Vincenzo Conte, che ha ritenuto legittima la sospensione del dipendente senza retribuzione, poichè non vi sono evidenze scientifiche che comprovino l’inadeguatezza dei vaccini attualmente in uso.

Nello stesso senso sono andati i provvedimenti del giudice amministrativo: TAR Puglia Lecce - Sezione Seconda Decreto n 480 del 5 agosto 2021, TAR Friuli Venezia Giulia Sezione Prima Sentenza 10 settembre 2021 n 261 hanno affermato la legittimità della sospensione dei sanitari non vaccinati. In particolare, la sentenza del Tar Friuli ha rigettato la tesi che i vaccini anti Covid sarebbero sperimentali, poichè la “sperimentazione” dei vaccini si è conclusa con la loro autorizzazione all’immissione in commercio, all’esito di un rigoroso processo di valutazione scientifica e non è corretto affermare che la sperimentazione sia ancora in corso solo perché l’autorizzazione è stata concessa in forma condizionata. Infatti, l’autorizzazione condizionata alla commercializzane di un farmaco data dalla Ema European Medicines Agency e dall’Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco, significa non certo che il farmaco sia sperimentale, ma che mancano ancora dati completi, normalmente richiesti per le autorizzazioni standard, ma pur sempre sufficienti per garantire la sicurezza del farmaco.

Infine, il 6 aprile 2021 sono stati adottati dei Protocolli Condivisi fra Governo e parti sociali che hanno previsto per la generalità dei lavoratori (diversi dai sanitari) procedure finalizzate alla raccolta delle adesioni dei lavoratori interessati alla somministrazione del vaccino. Per tali ambiti le adesioni al vaccino dovranno essere realizzate e gestite nel rispetto della scelta volontaria rimessa al singolo lavoratore, delle disposizioni in materia di tutela della riservatezza, della sicurezza delle informazioni raccolte, ed evitando ogni forma di discriminazione dei lavoratori coinvolti. Il Garante della Privacy con provvedimento del 13 maggio 2021 ha specificato che il datore di lavoro non può avere accesso agli elenchi dei dipendenti che si sottopongono al vaccino, e la tutela della privacy deve essere garantita dal medico competente.

In conclusione, mentre la legge prevede per i lavoratori sanitari che rifiutano il vaccino la collocazione in altra mansione compatibile e in caso contrario la sospensione del rapporto di lavoro con conseguente sospensione della retribuzione, per gli altri lavoratori non sanitari non è previsto un obbligo di vaccinazione, tuttavia è stato introdotto l’obbligo di avere il green pass. Rimani ancora con noi per qualche minuto, ti spiegheremo come funziona.

La disciplina riguardante il green pass

Come abbiamo spiegato sopra (cf. “La differenza fra green pass e vaccino”) il green pass è stato introdotto a seguito di una norma europea, il Regolamento europeo 2021/953, che ha previsto la certificazione verde digitale quale strumento per muoversi alle medesime condizioni tra i diversi Stati membri dell’Unione Europea.

Il Governo italiano ha poi introdotto alcune restrizioni derivanti per i soggetti sprovvisti di Certificazione verde ad uso interno (ammissibili per il regolamento europeo). L’art. 3 del decreto-legge 23 luglio 2021, n. 105 (inserendo un art. 9 bis al decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52), ha previsto che, a decorrere dal 6 agosto 2021, nelle zone bianche l’accesso a determinati servizi ed attività è consentito esclusivamente ai soggetti muniti delle Certificazioni verdi: si tratta, tra l’altro, di servizi di ristorazione al chiuso, spettacoli aperti al pubblico, musei e mostre, piscine e palestre, sagre e ferie, convegni e congressi, centri termali, centri culturali e sociali, sale gioco e concorsi pubblici.

Non è richiesto il green pass per accedere a questi servizi per:

1. i soggetti esclusi per età dalla campagna vaccinale – al momento, i soggetti minori di 12 anni;

2. coloro i quali non possono vaccinarsi sulla base di idonea certificazione medica.

L’idea di fondo dell’introduzione dell’obbligo del green pass è quella di adottare delle misure di cautela in luoghi che presentano rilevanti rischi di contagio.

Fra l’altro si è posto subito il problema se fra i servizi di ristorazione al chiuso per i quali sussiste l’obbligo di esibire il green pass ci fossero anche le mense aziendali, tanto che alcune Amministrazioni avevano emesso delle circolari per chiarire che nelle loro mense non vi era l’obbligo di avere il green pass (come la Regione Piemonte ed il Ministero dell’Interno). Alla fine il Governo nelle faq del 14 agosto 2021 ha chiarito che il green pass è necessario anche per accedere alle mense aziendali.

Le modalità di verifica del green pass

Quanto alle modalità di verifica del green pass è stata creata una Piattaforma nazionale digital green certificate (Piattaforma nazionale-DGC) per l'emissione e validazione delle certificazioni verdi COVID-19. Tale piattaforma a piattaforma rilascia le certificazioni verdi COVID-19 comprovanti:

- lo stato di avvenuta vaccinazione contro il SARS-CoV-2,

- lo stato di avvenuta guarigione dall'infezione da SARS-CoV-2,

- l'effettuazione di un test molecolare o antigienico rapido con risultato negativo al virus SARS-CoV-2.

La app «VerifiCa19» è stata quella creata di conseguenza per i controlli su treni e ristoranti.

In particolare, per quanto riguarda le mense aziendali il legislatore crea una relazione giuridica diretta tra gestore della mensa e lavoratore, con la conseguenza che il datore di lavoro non ha alcun obbligo di controllo del green pass valido per accedere alla mensa aziendale. Questa impostazione è stata confermata anche da Confindustria.

Poi l’obbligo di green pass è stato esteso ai lavoratori della scuola dall’art.1 comma 6 decreto-legge 6 agosto 2021, n. 111, (che ha inserito un art. 9 ter al decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52). La menzionata normativa ha previsto l’obbligo di green pass dal 1° settembre 2021 e fino al 31 dicembre 2021 per tutto il personale scolastico del sistema nazionale di istruzione e universitario, nonché gli studenti universitari. Con la conseguenza che la mancata esibizione del green pass da parte del personale scolastico e di quello universitario è considerato assenza ingiustificata e a decorrere dal quinto giorno di assenza il rapporto di lavoro è sospeso e non è dovuta la retribuzione.

Il decreto-legge 10 settembre 2021, n. 122 (modificando art. 9 ter al decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52) ha esteso l’obbligo di green pass al personale dei servizi educativi per l'infanzia, dei centri provinciali per l'istruzione degli adulti (CPIA), dei sistemi regionali di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), dei sistemi regionali che realizzano i percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS) e degli Istituti Tecnici Superiori (ITS). Quindi, si chiarisce che per “personale scolastico” soggetto all’obbligo di avere il green pass vanno compresi non solo docenti e personale ATA delle istituzioni scolastiche, ma tutto il personale dipendente delle istituzioni scolastiche, educative e formative. Inoltre, la norma ha stabilito che chiunque accede alle strutture delle istituzioni scolastiche deve esibire il green pass, quindi anche i genitori degli alunni. Sono esentati dall’esibizione i soggetti esentati dalla campagna vaccinale sulla base di idonea certificazione medica, gli alunni e studenti, ad eccezione degli studenti degli ITS sottoposti all’obbligo.

Il mancato possesso o esibizione del Green Pass e l’omissione delle verifiche sopra indicate comporta la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a euro 1.000, sanzione raddoppiata in caso di recidiva (ossia quando l’infrazione è commessa da chi è già stato sanzionato).

Le modalità di verifica del green pass a scuola sono differenti in base alla platea che accede nelle strutture:

per il personale universitario e Afam (compresi docenti a contratto, dottorandi, specializzandi, assegnisti, borsisti, contrattisti, visiting professor, ecc.) il controllo è effettuato ogni volta che accedono;

per le studentesse e gli studenti le verifiche del rispetto dell’obbligo di possedere ed esibire il Green Pass è effettuato a campione;

per altri soggetti (ad esempio il personale di enti pubblici di ricerca o il personale di ditte fornitrici, visitatori, accompagnatori, ecc.) il controllo è effettuato a campione;

In aggiunta al punto precedente, per coloro che accedono per ragioni di servizio o di lavoro le verifiche sono effettuate anche dai rispettivi datori di lavoro.

La legge prevede che siano i dirigenti scolastici “a verificare il rispetto delle prescrizioni” sul green pass. Il controllo avviene tramite una piattaforma ulteriore rispetto alla Piattaforma nazionale-DGC, che consente di verificare esclusivamente il possesso di una certificazione verde COVID-19 in corso di validità del personale effettivamente presente in servizio, senza rivelare le ulteriori informazioni conservate, o comunque trattate, nell’ambito della piattaforma nazionale-DGC. Il processo di verifica deve essere effettuato quotidianamente prima dell’accesso dei lavoratori in sede e dovrà riguardare solo il personale per cui è prevista l’effettiva presenza in servizio nel giorno della verifica, escludendo comunque chi è assente per specifici motivi: ad esempio, per ferie, permessi o malattia. Le operazioni di verifica del possesso delle certificazioni Covid-19 da parte dei soggetti tenuti ai controlli sono oggetto di registrazione in appositi log (conservati per dodici mesi), senza però conservare traccia dell’esito delle verifiche. In buona sostanza tutte le mattine il personale addetto al controllo verificherà tramite l’App apposita il possesso del green pass del dipendente, verificando solo un semaforo verde, senza accedere ai dati sensibili del dipendente stesso.

Rispetto alle modalità di controllo si pongono sin d’ora problemi per il personale non scolastico presente nella scuola, come ad esempio i dipendenti delle mense.

Per i dipendenti delle mense il controllo del green pass viene effettuato dal loro datore di lavoro gestore della mensa e non dal dirigente scolastico. Il datore di lavoro deve però possedere una piattaforma digitale che assicuri il rispetto della privacy dei dipendenti.

Una seconda criticità è data dal fatto che se il legislatore ha stabilito che non deve essere verificato il green pass di chi è assente per specifici motivi: ad esempio, per ferie, permessi o malattia, tuttavia non è stato espressamente escluso dalla verifica del green pass il soggetto assente per sciopero.

Ora, due decreti gemelli del TAR del Lazio (decreto 85538/2021 e decreto 85539/2021) hanno già affrontato il tema della legittimità dei provvedimenti applicativi della sospensione del personale scolastico privo di green pass. Il Tribunale Amministrativo ha rigettato il ricorso dei lavoratori scolastici, in quanto il provvedimento di sospensione è giustificato dalla necessità di tutelare la salute pubblica ed il regolare svolgimento dell’essenziale servizio pubblico della scuola in presenza. Inoltre, la presentazione del test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus in sostituzione del certificato comprovante l’avvenuta gratuita vaccinazione costituisce una facoltà rispettosa del diritto del docente a non sottoporsi a vaccinazione ed è stata prevista nell’esclusivo interesse di quest’ultimo.

Infine, con il decreto legge 21/09/2021, n. 127 è stato esteso l’obbligo di green pass a tutti i lavoratori del settore pubblico e privato a partire dal 15 ottobre 2021.

In sintesi le misure:

Nel pubblico impiego:

 obbligo green pass per ingresso in tutti i luoghi di lavoro (art. 1 co. 1);

 assenza ingiustificata non retribuita senza certificato verde e sospensione del rapporto lavoro (art. 1 co. 5);

 sanzioni amministrative da 600 a 1500 euro (irrogate dal Prefetto) per il dipendente che accede ai luoghi di lavoro senza green pass oltre ad eventuali sanzioni disciplinari, irrogabili dal datore di lavoro (art. 1 co. 7);

 anche per Autorità indipendenti, Consob, Covip, Banca d’Italia, enti pubblici economici e organi di rilevanza costituzionale;

 cariche elettive e cariche istituzionali di vertice;

 per soggetti esterni occupati nella Pa;

 personale e magistrati dei tribunali, “l’obbligo non si estende ad avvocati e altri difensori, consulenti, periti e altri ausiliari del magistrato estranei all’amministrazione della Giustizia, testimoni e parti del processo” (art. 2 co. 8);

 controllo responsabilità dei datori di lavoro: il controllo potrà essere eseguito anche a campione, prevedendo prioritariamente, ove possibile, che tali controlli siano effettuati al momento dell'accesso ai luoghi di lavoro, e individuano con atto formale i soggetti incaricati dell'accertamento e della contestazione delle violazioni degli obblighi (potranno essere dipendenti o personale esterno). Il governo emetterà linee guida con le quali indicherà le modalità di attuazione del modello organizzativo.

La verifica del Green Pass è effettuata mediante scansione del QR code del Green Pass con l'app per cellulari "VerificaC19" (scaricabile gratuitamente sugli app stores), che consente unicamente di controllare l'autenticità, la validità e l'integrità della certificazione, e di conoscere le generalità dell'intestatario, senza rendere visibili le informazioni che ne hanno determinato l'emissione (art. 1 co. 4 e 5).

 entro il 15 ottobre dovranno essere approntate modalità organizzative, di controllo e contestazione violazioni, in mancanza in datore di lavoro incorre in una sanzione amministrativa da Euro 400,00 a Euro 1.000,00 (raddoppiata in caso di reiterata violazione) (art. 1 co. 8).

Nel privato:

 green pass obbligatorio per l’accesso in ogni luogo di lavoro privato (art. 3 co. 1);

 green pass obbligatorio anche per lavoratori autonomi, partite Iva e chi offre servizi occasionali (art. 3 co. 1);

 datori di lavoro responsabili dei controlli: l controllo potrà essere eseguito anche a campione, prevedendo prioritariamente, ove possibile, che tali controlli siano effettuati al momento dell'accesso ai luoghi di lavoro, e individuano con atto formale i soggetti incaricati dell'accertamento e della contestazione delle violazioni degli obblighi (potranno essere dipendenti o personale esterno). Il governo emetterà linee guida con le quali indicherà le modalità di attuazione del modello organizzativo.

La verifica del Green Pass è effettuata mediante scansione del QR code del Green Pass con l'app per cellulari "VerificaC19" (scaricabile gratuitamente sugli app stores), che consente unicamente di controllare l'autenticità, la validità e l'integrità della certificazione, e di conoscere le generalità dell'intestatario, senza rendere visibili le informazioni che ne hanno determinato l'emissione (art. 3 co. 4 e 5).

 entro il 15 ottobre dovranno essere approntate modalità organizzative, di controllo e contestazione violazioni, in mancanza in datore di lavoro incorre in una sanzione amministrativa da Euro 400,00 a Euro 1.000,00 (raddoppiata in caso di reiterata violazione) (art. 3 co. 9).

 in caso di mancanza di green pass il lavoratore dipendente è considerato assente ingiustificato con sospensione della retribuzione, fino al 31/12/2021 (art. 3 co. 6);

 sanzioni amministrative da 600 a 1500 euro (irrogate dal Prefetto) per il dipendente che accede ai luoghi di lavoro senza green pass oltre ad eventuali sanzioni disciplinari, irrogabili dal datore di lavoro (art. 3 co. 8);

 nelle aziende sotto i 15 dipendenti il lavoratore sprovvisto di certificato verde può essere sospeso senza retribuzione dopo 5 giorni (considerati di assenza ingiustificata) e sostituito temporaneamente per massimo 10 giorni rinnovabili per una sola volta con altro lavoratore e comunque non oltre il 31 dicembre 2021.

 sanzioni amministrative da 600 a 1500 euro (irrogate dal Prefetto) per il dipendente che accede ai luoghi di lavoro senza green pass oltre ad eventuali sanzioni disciplinari, irrogabili dal datore di lavoro (art. 3 co. 8).

Ulteriori misure:

 La validità dell’efficacia del tampone molecolare è stabilità in 72 ore, mentre il test antigienico vale 48 ore, quella del vaccino viene estesa da 9 mesi a 12 mesi.

 tamponi gratuiti per gli esentati dalla vaccinazione (art. 4 co. 2);

 tamponi a prezzo calmierato nelle farmacie (8 euro per i minorenni, 15 euro per i maggiorenni) in caso di violazione la farmacia è prevista una sanzione amministrativa da euro 1000 a euro 10.000 (art. 4 co.1);

 revisione misure distanziamento e quote pubblico sport e spettacolo entro il 30 settembre;

 risorse per il sostegno allo sport di base: maternità, diritto allo sport, avviamento persone con disabilità.

Il Governo ha già emesso delle Faq per quanto riguarda la disciplina del green pass sui luoghi di lavoro, chiarimenti importanti sono i seguenti:

I tassisti hanno l’obbligo di controllare il green pass dei clienti?

No, i clienti non hanno l’obbligo di green pass.

I clienti che ricevono in casa un idraulico, un elettricista o un altro tecnico dovranno controllare il green pass?

No, in quanto non sono datori di lavoro ma stanno acquistando servizi. Resta fermo che è loro facoltà chiedere l’esibizione del green pass.

Chi controlla il libero professionista? E il titolare di un'azienda che opera al suo interno?

Il libero professionista quando accede nei luoghi di lavoro pubblici o privati per lo svolgimento della propria attività lavorativa viene controllato dai soggetti previsti dal decreto-legge n. 127 del 2021. Il titolare dell’azienda che opera al suo interno viene controllato dal soggetto individuato per i controlli all’interno dell’azienda.

Il datore di lavoro della colf o della badante è tenuto a verificare che la dipendente abbia il green pass?

Sì.

Visto l’obbligo del green pass, nelle aziende si potrà derogare alla regola del metro di distanziamento?

No, il green pass non fa venir meno le regole di sicurezza previste da linee guida e protocolli vigenti.

Il Governo il 12 ottobre 2021 ha pubblicato le linee guida per i lavori del settore pubblico, in sintesi:

  1. Il soggetto preposto al controllo è il datore di lavoro, che può delegare questa funzione con atto scritto a specifico personale, preferibilmente con qualifica dirigenziale.
  2. Il controllo potrà avvenire all’accesso o successivamente, a tappeto o su un campione quotidianamente non inferiore al 20% del personale in servizio, assicurando la rotazione e quindi il controllo di tutto il personale.
  3. Per le verifiche, sarà possibile usare l’applicazione gratuita Verifica C-19.

Il Governo Il Governo il 12 ottobre 2021 ha pubblicato le linee guida per le verifiche sul green pass in ambito lavorativo in sintesi le veririche dovranno avvenire attraverso i seguenti strumenti informatici:

  • l’integrazione del sistema di lettura e verifica del QR code del certificato verde nei sistemi di controllo agli accessi fisici, inclusi quelli di rilevazione delle presenze, o della temperatura;
  • per gli enti pubblici aderenti alla Piattaforma NoiPA, realizzata dal Ministero dell'economia e delle finanze, l’interazione asincrona tra la stessa e la Piattaforma nazionale-DGC;
  • per i datori di lavoro con più di 50 dipendenti, sia privati che pubblici non aderenti a NoiPA, l’interazione asincrona tra il Portale istituzionale INPS e la Piattaforma nazionale-DGC;
  • per le amministrazioni pubbliche con almeno 1.000 dipendenti, anche con uffici di servizio dislocati in più sedi fisiche, una interoperabilità applicativa, in modalità asincrona, tra i sistemi operativi di gestione del personale e la Piattaforma nazionale-DGC.

In conclusione, alcuni interrogativi

A seguito della pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto-legge che generalizza l’obbligo di avere il green pass per poter lavorare occorre sin d’ora esprimere alcuni interrogativi, già avanzati da altri.

Il decreto legge prevede che la verifica sul green pass potrà essere effettuata dal datore di lavoro o da un suo delegato, diversamente quanto al vaccino, il Garante della Privacy con provvedimento del 13 maggio 2021 aveva specificato che il datore di lavoro non può avere accesso agli elenchi dei dipendenti che si sottopongono al vaccino, e la tutela della privacy deve essere garantita dal medico competente. Ora,  tale principio è declinato diversamente per il controllo del green pass di tutti i lavoratori dipendenti, ciò in quanto per gli strumenti di controllo informatico del green pass sono stati predisposti in modo da non permettere la conservazione del dato da parte del controllore, nè di accedere all'informazioni contenute nel dato, semplicemente il controllore verifica l'esistenza di una "spunta verde" che indica l'ok per l'accesso. In tal modo viene rispettato l’art. 5 della legge 300 del 1970 (Statuto dei Lavoratori) prevede che: "Il datore di lavoro ha facoltà di far controllare la idoneità fisica del lavoratore da parte di enti pubblici ed istituti specializzati di diritto pubblico".

Inoltre, l’obbligo,  si applica anche a colf, badanti e baby sitter. In questo caso, poiché sarà «l’abitazione a essere considerata un luogo di lavoro, la certificazione dovrà chiederla chi fa entrare i lavoratori in casa». Qui, si deve osservare che le modalità di controllo del padrone di casa nei confronti del lavoratore (autonomo o dipendente) suo ospite risulta di certo difficoltoso per soggetti (si pensi ad un anziano datore di lavoro di una badante) che di solito non hanno grande dimestichezza con la tecnologia.

Allo stesso modo sarà opportuno prevedere per il datore di lavoro conviene delle informative privacy da comunicare al dipendente quanto alla effettuazione dei controlli previsti dalla legge (che potrà essere inviata ai dipendenti via email, affissa all'ingresso o consegnata in cartaceo a ogni singolo soggetto sottoposto a verifica).

Ancora, per quale ragione il legislatore non ha imposto un obbligo di vaccinazione in via diretta, come per il personale sanitario, alla platea di tutti i lavoratori? Perché ha preferito all’obbligo vaccinale prevedere l’obbligo di green pass? Come ti abbiamo spiegato il green pass viene rilasciato non solo a chi si è vaccinato (fino a 12 mesi), ma anche a chi ha effettuato test molecolari e antigienici (fino a 72 e 48 ore) o ha contratto il virus (fino a 6 mesi).

Certamente si è osservato che «se si fosse voluto sancire un generale obbligo di vaccinazione in via diretta-anziché arrivarci per via traversa, con l’imposizione del green pass per qualunque cosa-i principi di proporzionalità e necessarietà avrebbero richiesto, tra l’altro, di giustificarne la ragionevolezza delle copertura vaccinale già raggiunta e dell’impossibilità di conseguire mediante strumenti diversi la copertura reputata idonea a mettere in salvo la popolazione..dimostrando l’insufficienza dello strumento della persuasione sul piano dell’efficacia (Corte costituzionale 5/2018)..la prescrizione di un obbligo diretto avrebbe comportato lo stanziamento di fondi per indennizzare i danni derivanti dalla vaccinazione anti-Covid. L’indennizzabilità è prevista dalla legge solo per i vaccini obbligatori».

Una seconda riflessione riguarda i prezzi dei vaccini. I prezzi calmierati introdotti dal governo, nelle farmacie che aderiscono, sono di 8 euro per i minori e 15 per gli adulti: cifre che molte persone non possono comunque permettersi di spendere con frequenza. Ora, se è stata scelta la strada di escludere l’obbligo vaccinale, a favore del green pass obbligatorio (rilasciato a chi è vaccinato, ma anche a chi esegue test molecorari o antigienici, come si è detto), allora forse sarebbe stato utile introdurre la gratuità del tampone, non solo quella del vaccino, altrimenti chi non può sostenerne la spesa verrebbe discriminato nell’esercizio dei diritti in base al proprio reddito.

Articoli Correlati

Iscriviti alla nostra newsletter

Thank you! Your submission has been received!

Oops! Something went wrong while submitting the form